Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post

09 gennaio 2013

Perché in Italia è sempre tutto così difficile?

Quest'anno ho conosciuto ragazze ispirate e appassionate che ha 30 anni passati si dedicano a studiare scultura perché scoprono che è la loro vocazione; violoncellisti limeñi che recitano passi dalla Vita Nova di Dante e si alzano alle 5 di mattina per fare la pasta fresca in casa; donne poverissime con due figli da crescere abbandonate dal marito e che, in attesa del terzo, si costruiscono letteralmente casa da sole (con cazzuola e pietre), continuando a sistemare mattoncini e calce anche durante le doglie; padri di famiglia licenziati dall'oggi al domani che si reinventano un nuovo lavoro come fosse niente.

Allora perché in Italia è tutto così difficile?

Non credo siano difficoltà concrete. Cioè, le difficoltà concrete esistono e sono innegabili, ma non più di quelle che esistono in Perú. Sono 4 anni che girello fuori dalla patria natía e mi sono resa conto che questa sensazione di "impossibilità", di difficoltà, questo senso spontaneo di rinuncia e tendenza all'avvilimento, sono un qualcosa che nel nostro paese si respira fin dalla nascita, qualcosa con cui cresci, che ti viene messo dentro e mette radici nella tua testa, fino ad autosabotarti, fino a renderti difficile persino immaginare scenari differenti.

E se perdi la capacità di sognare, di sperare in un mondo diverso, in un'Italia diversa, in una vita diversa, magari la tua, come puoi adoperarti per cambiarla, nei fatti? Se non puoi immaginarlo, di sicuro non puoi farlo.

Siccome siamo a inizio anno, parto con i buoni propositi, o meglio, con la consegne per questo 2013 tutto da scartare: difendere con le unghie e con i denti la capacità d'impegnarmi concretamente per realizzare i miei sogni, combattere quella nebbiolina grigia di malumore, frustrazione e rassegnazione che mi s'infiltra dentro ogni volta che torno ad Arezzo, rendermi impermeabilmente sorda ai demotivatori.

E auguro lo stesso ad ognun@ di voi ;)




"Ehi, non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa, neanche a me, ok? Se hai un sogno tu lo devi proteggere. Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non lo sai fare. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila! Punto."

14 novembre 2011

Cetriolo in arrivo



Sono molto agitata e confusa.

Nelle ore che sono seguite alle dimissioni di Berlusconi, non sono riuscita a festeggiare, poiché sentivo già inquietudine per le strane ombre e nubi di tempesta che si profilavano all'orizzonte: un'Italia che, come più volte accaduto durante la sua storia, si vede ancora una volta invasa e governata da poteri stranieri, non gode, ai miei occhi, di scenari rassicuranti.

Da due giorni a questa parte, passo la notte in bianco, cercando su internet e leggendo come una disperata tutto quello che mi capita sottomano circa l'attuale situazione politica ed economica del nostro disgraziato Paese, con le mie belle difficoltà nel comprendere i tecnicismi e "l'economichese": quello che trovo non mi fa chiudere occhio e mi agita sempre di più.

Anche se ho provato, non riesco a scrivere un post lucido e organico su questo momento così delicato, dal punto di vista economico, ma soprattutto da quello democratico. Per questo ho pensato che la soluzione migliore fosse condividere qui le mie letture, tutti gli articoli che mi hanno colpito/preoccupato/interessato di più (la lista sarà in continuo aggiornamento).

Se le informazioni in essi contenute sono realmente vere (scusate la tautologia), gli italiani avrebbero tutte le ragioni per cominciare a tremare:


Aggiornamento del 17/11/2011:

14 ottobre 2011

#occupiamobancaitalia e il manifestare italiano

Quando gli italiani, FINALMENTE, protestano e scendono in piazza, invece di esultare nell'appurare che allora, forse, dell'orgoglio e della voglia di cambiare le cose c'è anche in questa disgraziata nazione, che fanno gli altri, quelli che rimangono a guardare? Criticano il momento, il modo, le parole…

M'innervosisce l'atteggiamento radical chic dei molti italiani crumiri, dei giornalisti "io non ho paura di dire cose impopolari" a tutti i costi e dei così detti "intellettuali di sinistra".

In generale mi ha stufato questa spocchia con cui la gente si mette dietro a un microscopio per studiare gli altri come fossero formiche, mi hanno stufato quelli che pensano così di poter essere assolti per non voler sporcarsi le mani, come Pilato.

Si può essere d'accordo o no con i manifestanti, si può criticare un atteggiamento violento, determinati episodi, ma si dovrebbe anche fare una scelta, decidere se anche noi vogliamo cambiare qualcosa, nonostante i mille difetti che si possono trovare nel modo di farlo delle altre persone, se vogliamo stare dalla parte di quelli che agiscono o di quelli che parlano e basta.

Per lo meno chi scende in piazza si mette in gioco, chi manifesta crede ancora in qualcosa, non si aggrappa al proprio trespolo di cinismo gracchiando amenità come fanno molti italiani, come fanno molti di noi.

Come mi è capitato di dire a un amico giusto ieri sera, nonostante mi classifichi nel gruppo dei cinici (e in alcuni casi, lo ammetto, dei radical chic), non è mai stato dal cinismo che è nato il progresso, ma sempre dall'utopia.


05 ottobre 2011

Gli italiani non sanno fare a meno dei ducetti?


In Nordafrica sbocciano le proteste, in Spagna la gente s'indigna, negli USA si occupa. Persino  #Wikipedia protesta. 

E noi italiani? Perché non siamo fuori a prenderci strade e piazze? Perché continuiamo a sopportare come bestie da soma schiacciate dal giogo incapaci anche solo di sollevare la testa?

Sarà che all'italiano, in fondo, piace essere schiavo?

Sarà che pensa davvero sia meglio l'assenza di libertà?


17 marzo 2011

Viva l'Italia!

Tricolore

Spesso ho criticato il mio paese. E continuerò a farlo.
Amare non vuol dire rimanere ciechi di fornte ai vizi e ai difetti.
Ma l'Italia è la mia casa, la mia patria.
E non nel senso nazionalista e anacronistico del termine, ma in quello etimologico:


Oggi non è solo una festa storica, non festeggio il 17 marzo in ricordo di un'Italia monarchica o di un progetto storico nato a tavolino su impulso di poche (seppur capaci) menti.

Io festeggio l'utopia, l'ideale rivoluzionario, festeggio il sentimento che ha spinto migliaia di persone a combattere e morire per un paese unito e libero.

Come tutti gli ideali, l'Italia non è perfetta, ci sono tante cose da cambiare, da cancellare, da migliorare. Ed è soprattutto a queste che penso oggi festeggiando.

Oggi non è solo un giorno commemorativo, ma un augurio per un nuovo inizio, per un nuovo progetto d'Italia della quale essere più orgogliosi, un'Italia più libera e più unita di quella che c'è stata lasciata e con più dignità di quella nella quale stiamo vivendo.

Sono orgogliosa di essere italiana.
Ma non con l'ottusa cecità dei nazionalisti ad oltranza o dei tifosi della nazionale dell'ultimo minuto: non vado fiera di essere rappresentata da individui che mi fanno vergognare di condividere con loro la mia nazionalità, la mia cultura e la mia storia.

Il 17 marzo 1861 è stata fatta per la prima volta l'Italia. Adesso vediamo di costruirne una nuova (e migliore) anche noi.

26 marzo 2010

Come finisce questo film, maestro?



- E come finisce questo film, maestro?
- Eh, come finisce... Non lo so, non lo so, finisce... Mah, io spero che finisca in una specie di... quello che in Italia non c'è mai stato: una bella botta, una bella rivoluzione, rivoluzione che non c'è mai stata in Italia; c'è stata in Inghilterra, c'è stata in Francia, c'è stata in Russia, c'è stata in Germania, dappertutto... meno che in Italia.
Quindi ci vuole qualche cosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto, nel senso... sono 300 anni che è schiavo di tutti. E quindi, se vuole riscattarsi, il riscatto non è una cosa semplice, è doloroso, esige anche dei sacrifici. Se no vada alla malora, per come sta andando, ma ormai da tre generazioni.

16 marzo 2010

Due minuti d'odio

Quando sento parlare di Italia che ama e Italia che odia, di Partito dell'Amore contro quello dell'Odio, non so come mai, ma mi viene sempre in mente questa scena, che mi rende abbastanza nervosa.

Sono l'unica ad aver notato la spaventevole somiglianza?

15 aprile 2008

Non è vero che la razza non conta: quella degli idioti sì, purtroppo.

Che paese è quello un cui, nel sessantesimo anniversario della Costituzione Italiana, la più votata è una coalizione composta da mafiosi, rissosi, beceri, xenofobi e razzisti che dichiarano di "pulircisi il culo, con il tricolore" e di voler marciare, fucili alla mano, contro "Roma ladrona"?

Verrebbe voglia di fare le valigie ed espatriare in Spagna, o in qualche paese scandinavo, senonché le inutili e colpevoli Secessioni dell'Aventino mi hanno sempre fatto ribollire il sangue.


09 febbraio 2008

The Times inizia la campagna elettorale: "Berlusconi non merita un altro mandato"


E' partita la campagna elettorale. Non solo sui quotidiani e sulle reti televisive italiane ma anche sugli organi di informazione esteri. Il quotidiano inglese The Times affida il suo messaggio a Bronwen Maddox, principale commentatore della sezione Esteri, che nell'edizione di oggi lancia il suo monito: "Berlusconi non merita una seconda chance".

"Mettiamo da parte il conflitto di interessi con il suo impero finanziario e le sue modifiche alle leggi penali che lo hanno aiutato a rispondere alle accuse di falso in bilancio, mettiamo da parte per un momento la sua riforma della legge elettorale che ha riportato l'Italia al tempo dei governi che si dissolvono per non essere in grado di affrontare le decisioni difficili per più di un anno" esordisce la commentatrice di The Times; anche fatte queste premesse, "considerando (solo) i risultati del suo governo, non vi è abbastanza per giustificare un suo ritorno".

E l'affondo prosegue: "se le persone vogliono trovare una giustificazione, si riferiscono a due schegge di riforma sulle pensioni e sul lavoro. Ed è tutto ciò che possono fare, perchè non vi sono altri casi nei quali Berlusconi abbia agito chiaramente per il bene dell'Italia e non per il proprio".

Ma anche sui due provvedimenti in questione, la posizione di Bronwen Maddox è molto aggressiva; la legge Maroni sulle pensioni "non è mai stata solida" poichè "nel disegnare il provvedimento il governo Berlusconi fissò la sua entrata in vigore nella legislatura successiva sapendo che un nuovo governo avrebbe dovuto confermare il suo supporto con quasi certi risultati negativi".

Nel disegnare il curriculum di Berlusconi al governo, The Times ricorda la legge Biagi ma anche l'impatto sulle finanze pubbliche che portò "l'Italia ad infrangere il tetto del 3% del debito" mentre "la crescita promessa da Berlusconi non è mai arrivata". Ma il peggio, secondo il quotidiano inglese, è arrivato con la legge elettorale, "l'eredità più dannosa di Berlusconi". Le modifiche approvate hanno permesso di "minimizzare le perdite di Forza Italia nel 2006 e di peggiorare la situazione per qualsiasi nuovo governo. Alla luce della spaccatura profonda che divide Destra e Sinistra e tormenta la politica italiana, ogni coalizione (con questa legge elettorale) sarà precaria".

E la conclusione è la più chiara delle dichiarazioni di voto, anche se sulla linea del voto di opposizione e non del voto a favore: "L'Italia ha bisogno di molte cose ma, innanzitutto di un governo sufficientemente forte da modificare la legge che l'ha afflitta con coalizioni deboli. E' contrario al buon senso che Berlusconi affermi di essere l'unico che possa liberare l'Italia da un problema che lui stesso ha creato".



(Il post originale lo trovate su "Visti da Lontano")

01 febbraio 2008

Finanziare lo sviluppo - Il ruolo dell'Italia nel G8


Oxfam, in partnership con Ucodep, ha aperto un Ufficio Campagne in Italia (ad Arezzo, dove si trova la sede della ong) che si impegna a...

...sostenere la società civile italiana sensibilizzandola sui temi della povertà e dell’ingiustizia globale ed esercitando azioni di pressione sull’opinione pubblica. L’Italia è infatti un attore importante all’interno del G8 e dell’Unione Europea, e le sue posizioni circa l’aiuto allo sviluppo, così come in politica estera, hanno un forte impatto sulla povertà globale: in vista del G8 del 2009, che si terrà nel nostro paese, lavoreremo insieme con la società civile e le istituzioni per assicurarci che l’Italia adotti politiche e azioni che concorrano a ridurre la povertà globale, incrementando e migliorando l’aiuto allo sviluppo per contribuire a garantire servizi sanitari, istruzione e acqua potabile a tutti e promuovere giustizia per le popolazioni colpite dal mutamento climatico.



Come promesso qualche post fa, pubblico qua sotto la rassegna stampa e tutti i materiali riguardanti "Finanziare lo sviluppo - Il ruolo dell'Italia nel G8", l'evento di presentazione dell'Ufficio Campagne di Oxfam International e Ucodep tenutosi a Roma (Sala Stampa Estera) il 23 gennaio 2008:


Questi invece i materiali scaricabili:


15 gennaio 2008

Uno strano odore che viene da oltreoceano e da oltremanica

Dopo aver letto l'ennesimo articolo sulla crisi e la tristezza che regnano in Italia, mi è sorto qualche dubbio: mi chiedo che interesse abbiano USA e UK a montare tutta questa campagna sui nuovi poveri in Italia e sul malcontento generale contro la classe politica.

Non che quello che dicono sia del tutto falso (anche se certe affermazioni fatte proprio da questi stati, mi fanno alquanto ridere, della serie: cencio parla mal di straccio), ma poiché queste due potenze non fanno niente per niente, mi puzza di bruciato tutto questo interesse improvviso per la nostra povertà e il nostro malcontento...

Ohi! Mica si saranno messi in testa che anche da noi vada esportata un po' di sana democrazia?

Non facciamo scherzi, eh...

23 dicembre 2007

Italia paese d'infelici?


"lo stato d'animo va al di là di prezzi e salari, raggiungendo il cuore del dibattito sull'anima italiana e la sua identità. A casa loro, gli italiani sono consumati da una sensazione di declino".
(The Times, Dolce vita che diventa amara)


Ma che ne sanno questi inglesi e questi americani di come si sta in Italia? Che ne sanno del nostro spirito e della nostra identità? Gli frega se siamo o felici o infelici? O forse sono più interessati al fatto che compriamo meno?

Lo vedo agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna come gli interessa la felicità degli abitanti delle altre nazioni! Per non parlare poi di come gli frega dei propri: dei loro poveri, dei loro immigrati, dei loro soldati che passeranno il Natale lontano da casa, lontano dalla famiglia, magari a farsi ammazzare.

USA, UK, vi vorrei ricordare un paio di cosette:

- I bambini di tutto il mondo che non hanno da mangiare, da bere, che non hanno cure mediche, secondo voi sono felici?
- I genitori di tutto il mondo che si vedono morire i figli sotto gli occhi e non hanno i mezzi per garantire loro un futuro migliore, secondo voi sono felici?
- I ragazzi e i precari di tutto il mondo che non hanno certezze economiche e che per questo non possono costruirsi un futuro, secondo voi sono felici?

E potrei continuare all'infinito, perché di esempi d'infelicità nel mondo ce ne sono a bizzeffe e hanno motivazioni legittime e ben radicate.

E a causare infelicità al mondo, USA e UK, vi assicuro che contribuite anche voi, come tutti noi.