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15 febbraio 2012

Ti piacerà Lima?

Lima me la immagino come un grigio mostro di fame e polvere che tenta di divorare tutto: il traffico, il respiro, il cuore, i sorrisi, l'allegria.
La immagino come una bocca dagli innumerevoli denti arrotati che stritolano tutto.
Ne immagino lo skyline disegnato con il fumo grigio delle ciminiere.

Ma non è questo il punto.

Non importa quanto brutta o spaventevole Lima possa essere. Non parto per Lima.
Parto per me.
Parto per tutto quello che proverò durante quest'anno.
Parto per i sorrisi che conoscerò, per le parole dure o sagge che qualcuno mi rivolgerà.
Parto per i posti che vedrò, per i lavori che farò e per le lezioni che imparerò.
Parto per combattere la paura.
Parto per sottrarre alla morte un po' del suo potere, celebrando la vita.
Parto carica di bagagli, nella speranza di tornare più leggera.



Non venire mai a cercarmi
sono andata dove il vento mi chiama 
stasera sarò mille miglia lontano da casa...

14 febbraio 2012

Il chilometro zero

Mandala - fronte
Mandala - retro

Il Caso non esiste.
E il mandala di Elisa ne è una prova.
L'ultimo giorno della formazione ne ha regalato uno a ciascuno di noi che partiamo per il Perú ed è stato un gesto che ho trovato bellissimo, oltre che molto significativo.

Ecco che Elisa ha posato la prima pietra del nostro nuovo cammino, il chilometro zero del nostro prossimo viaggio. Da qui in poi, dalle radici, cominceremo a dipanare le nostre storie, a tendere i rami nell'Altrove ;)

Buen viaje compañer@s, buena vida Elisa (ognuno saluta a modo suo: tu con i tuoi mandala, io con il mio blog ^__^ ).

18 gennaio 2012

Empty room - Atto III

Ancora un'altra stanza da svuotare, la terza in tre anni e come sempre la sensazione di vuoto non riguarda solo queste quattro pareti.

Mi stupisco sempre della sproporzione tra le poche cose materiali accumulate qui nel tempo, che riesco a chiudere in un paio di valigie, e quelle innumerevoli che porto dentro, che in un anno mi hanno trasformata, ancora una volta, in una persona diversa.

La cosa più dura sono gli addii mentali con i quali, mentre impacchetti la tua roba, saluti le cose, i posti, le situazioni, le persone dalle quali sarai costretta a separarti.

È vero che le persone che ci tengono davvero a te, non smetteranno di amarti, di pensarti, di cercarti, ma mi mancheranno da morire i loro abbracci, i loro sorrisi, le loro battute. Mi mancherà un sacco essere parte attiva nelle loro vite (e viceversa) e condividere le piccole cose quotidiane...

Penso che non posso fare a meno di andarmene, che la mia natura lo esige, ma allo stesso tempo non vorrei muovere un passo, vorrei rimanere nel porto ritrovato che è per me Madrid, barricarmi nella mia stanzetta di Malasaña e continuare a condurre la vita de los gatos.

Me ne andrò, quatta quatta, sperando di non essere vista, che se poi mi obbligano a parlare, trattenere le lacrime sarà più difficile.

Ci rivedremo, Madrid?


"E quando vai, non illuderti di coltivare assenze.
Te ne vai e questo è tutto.
"
(Vinicio Capossela, Non si muore tutte le mattine)

22 settembre 2009

Altrove

Cosa ci spinge a partire?
Perché si desidera non tanto “essere”, ma “andare” altrove?
Volevo fare un video per cercare di spiegarMI il bisogno che sento di viaggiare, che più che un bisogno è una spinta dal di dentro, qualcosa che mi rende inquieta e mi strattona, anche quando me ne sto tranquilla e serena.
Me lo stavo appunto domandando ed è così che mi sono resa conto che non lo so spiegare…

In una certa misura ci rientrerà sicuramente anche la fuga: da casa, da alcune responsabilità, dai ruoli impostimi e autoimposti, dalle aspettative degli altri che continuano ad essere (lo sono sempre state) la mia pietra di Sisifo… e perché no, la fuga anche da me, anche se lo so perfettamente che “da te non ci scappi neanche se sei Eddie Merckx”.
Però questo è solo l’incipit, il romanzo dove sta?

Non è nemmeno frustrazione, perché a casa mia, nella mia città, con la mia famiglia e i miei amici, io tutto sommato ci sto bene. Non è lo schifo di quello che c’è “qua” a farmi desiderare quello che sta “là”.
L’unica cosa che riesco ad avere più o meno chiara è che mi entusiasmano i nuovi progetti, mi entusiasma conoscere cose e persone nuove, amo il cambiamento, anche se poi in certi casi lo odio, come tutti i grandi amori che si rispettino.

Altrove è sinonimo di nuovo, di novità, di freschezza.
Altrove è un nuovo inizio, uno scrigno di nuove possibilità neutre, che non si sa se si riveleranno positive o negative, anche se alla fine è lo stesso, perché è l’esperienza che mi affascina, è quella il mio obiettivo.
La conoscenza.
E dicendo questo mi sento schifosamente somigliante a quell’Odisseo cantato da Omero e che io ho sempre odiato con tutto il fegato, non tanto perché mi obbligavano a studiarlo in greco, quanto perché l’ho sempre reputato un vergognoso ingrato, un incontentabile che disprezzava tutto ciò che di bello già aveva e lo buttava al vento senza pensarci un attimo.
Uno scandaloso egoista.
Eppure eccomi qui a pensare pensieri che si rispecchiano fedelmente in tutti i libri di critica dell’Odissea.
Che rabbia.

Tralasciando i miei personali problemi col signor Odisseo, mi è però venuta la curiosità di sapere come gli altri vivano questo sentimento, la voglia di partire, di andare altrove, di emigrare: voi, come ve la spiegate? Cos’è che vi fa desiderare di abbandonare la vostra casa, la vostra sicurezza, l’innegabilmente comoda quotidianità costruita e condivisa in anni per posti nei quali non sapete nemmeno se starete bene, se sarete felici o se ne sarà valsa la pena?

Cos’è che vi attira verso l'Altrove?