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14 novembre 2015

Parigi, il giorno dopo


Onestamente non so cosa dire e allora taccio, che mi sembra la cosa più intelligente e rispettosa da fare.
L'unica cosa che spero è che nessuno di noi spenga il cervello, che continuiamo a volere fortemente capire, ad andare in profondità, al di là delle legittime paure, del dolore, dell'indignazione, della repulsione e della rabbia, stando dalla parte delle vittime al di là e al di qua della barriera, perché se no non se ne esce.
E di questo sono certa.

Le vittime, lo Stato islamico, i presunti complici in fuga: il punto della situazione sugli attentati a Parigi.

Posted by Internazionale on Sabato 14 novembre 2015

18 gennaio 2008

Terrorista a chi?




Mi risparmio ogni commento...

Anzi no, uno lo faccio.

Chi dice cose del genere è talebano e terrorista: talebano perché fondamentalista e fanatico, terrorista perché aizza le persone una contro l'altra istigandole all'odio e al sospetto reciproci (appellandosi all'equazione non-credente=senza morale - seguace di Satana) e taccia chiunque manifesti disaccordo con le proprie idee di terrorismo, accusandolo di atti censori, di non rispettare le idee altrui, di maleducazione, ecc... (questo naturalmente nei casi migliori).

Io credo in Dio. E' la Chiesa che mi ha fatto venire schifo di tutto quello che di terreno Lo riguarda, perché proprio dentro la Chiesa, che più di tutte dovrebbe insegnare rispetto, comprensione, tolleranza, perdono, valori morali..., si celano i rancori e gli odi più profondi. E lo dico a ragion veduta, avendo frequentato per oltre un anno una comunità, dove rispetto e tolleranza non erano che parole vuote e dove l'intransigeza e la certezza della fede rendeva le persone incredibilmente arroganti e piene di sé.

Nella mia vita ho imparato molto di più sull'amore, il rispetto e il perdono dai non credenti, che dai religiosissimi e fedelissimi: i miei genitori non credenti mi hanno insegnato a rispettare gli altri, a non offendere solo perché non non condivido un'idea, a mettermi nei panni dell'altro, ad aprire la mente, a cercare di comportarmi bene con il prossimo, a dare secondo le mie possibilità e tanti altri valori che oggi sono il mio codice etico.

La Chiesa, in quanto centro di forte potere politico, economico e "spirituale" (mi vien la pelle d'oca a dover scrivere anche "spirituale") è marcia, fino alle fondamenta, ma al suo interno ci sono anche persone il cui lavoro e la cui onorabilità sarebbe ingiusto non ricordare. Tra questi Don Alvaro, un sacerdote della mia città che ha sempre una parola, ma soprattutto un orecchio, per tutti (un uomo che rispetto e ammiro moltissimo) e don Franco Barbero, le cui parole mi sono spesso di conforto, perché mi ricorda che non tutta la Chiesa è composta da gente come don Livio Fanzaga.


23 novembre 2007

Homo "sapiens"? Mah...

Dopo aver letto questo articolo di Gennaro Carotenuto, il pensiero che mi è passato in testa è che di "sapiens", noi esseri umani, abbiamo ben poco: basterebbe vedere quello che facciamo alle altre bestie, oltre ovviamente a quello che facciamo ai nostri simili quotidianamente.

E' raccapricciante e per me incomprensibile come, dopo l'orrore di una guerra, si possa ancora inneggiare a dittatori che hanno causato migliaia di morti, fame, povertà, torture, ecc... E ancora più incomprensibile come un governo "democratico" e "civile", possa permettere a delle persone di farlo in totale libertà, anche quando questo atteggiamento è dichiarato reato dalla Costituzione.

E' profondamente sbagliato assumere quell'atteggiamento buonista e di tolleranza che ci fa dire "Mah sì, sono ragazzotti invasati, poi gli passa".
No, non "gli passa" e la morte di Carlos lo testimonia.

Non si può lasciar correre quando cortei di camicie nere e teste rasate sfilano per la città sventolando croci celtiche. Non si può lasciar perdere quando si sentono commenti o slogan razzisti.

Non si può morire così. E nemmeno vivere.