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23 giugno 2014

La consapevolezza di sé rende liberi


Si stava provando un golf di un improbabile doppio colore lilla-turchese che la faceva sembrare un fagotto informe. I grandi occhiali da vista con la montatura spessa le nascondevano metà del viso, ma non riuscivano a distogliere l'attenzione da quella brutta bocca dai denti storti e macchiati di caffè e tabacco.

Lui commentò malignamente e con una punta di (per me immotivato) risentimento:
"Certo che è proprio l'antisesso!".
Mi girai a guardarlo indignata, zittendolo con un inaspettato: "Ma taci, che un pensiero ce l'hai fatto anche te!". Ed effettivamente, mi ha guardato con aria truce ed è ammutolito.

Però sì, era piuttosto bruttina e nemmeno particolarmente simpatica.
Eppure.

Eppure era magnetica. Aveva un potere d'attrazione che lasciava pochi indifferenti. La guardavi e provavi un senso di repulsione per qualcosa d'indefinito nel suo modo di guardarti, in quel suo brutto sorriso, ma non potevi smettere di guardarla.

Per molto tempo l'ho studiata tentando di individuare cosa fosse quel qualcosa che la rendeva così insopportabilmente attraente ai miei occhi e agli occhi dei molti che ci provavano. Poi d'improvviso, in quel giardino, mentre la osservavo provarsi quel poncho informe, ho capito: lei era una consapevole di sé, si sentiva bene con se stessa, bene nella sua pelle e questo traspariva dal suo modo di porsi, da ogni suo gesto. La sua forza la illuminava di quella luce sicura che ci attraeva come falene.

Allora ho desiderato intensamente imparare il suo segreto, non per piacere, ma per poter provare quel senso di libertà inebriante che si deve sentire nel lasciarsi invadere dalla consapevolezza di sé e del proprio potere. Allora ho realizzato davvero che darsi il permesso di essere chi siamo (amarsi, in definitiva) rende liberi.


18 maggio 2009

Studiando le definizioni di potere

[...] El autor (Steven Lukes) argumenta que el efecto supremo del poder no es evitar que la gente exprese el conflicto, sino evitar que se presente el conflicto en primer lugar:

"El más efectivo e insidioso uso del poder es evitar [...] que el conflicto surja en primer lugar [...] al formar las percepciones (de la gente), las cogniciones y las preferencias de una manera tal que ellos aceptan su rol en el orden de cosas existente, porque no pueden ver o imaginar una alternativa, o porque lo ven tan natural e inmodificable, o porque lo valoran como si tuviera un orden divino y benéfico."

Esto puede lograrse, por ejemplo, haciendo imposible que la gente imagine cualquier cosa diferente del statu quo, o percibiendo el statu quo como la manera natural de las cosas, o por efecto de la inspiración divina. Esto podría ocurrir, por ejemplo, a través del control de la información, de procesos del socialización y de la internalización de la opresión. El "poder sobre" es un poder de tipo suma cero: si una persona tiene más, quiere decir que otra persona tiene menos.

(Jo Rowlands, Empoderamiento y mujeres rurales en Honduras: un modelo para el desarrollo)


Non vi viene nulla in mente, leggendo questa definizione di potere?
A me un paio di osservazioni (accompagnate da imprecazioni) me le suggerisce...