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03 luglio 2012

Bambini

Quando torno a casa, mi danno una sensazione di sollievo. Entro dal cancello, li trovo come sempre ad invadere il cortile e, appena mi vedono, mi sommergono con un coro di "¡Hola Gaia!".

Non so quanti saranno, non ce l'ho mai fatta a contarli, ma so che sono tanti.

I primi tempi mi si accalcavano intorno come tante colombe che venissero a beccare le molliche di pane. La più ardita è stata Valeria che, accompagnata da due amichette, si è avvicinata una volta che stavo seduta sul muretto del cortile, per chiedermi chi ero, da dove venivo, cosa facevo, se mi sarei fermata per molto. Valeria è svegliotta: da lì le domande sono passate al "Hai il fidanzato?", "Hai figli?" e la faccia stupita che ha fatto quando gli ho detto che no, anche se ormai ho ben 26 anni...

Poi c'è la figlia di una delle mie estetiste, che è una bambina timida e magrolina, tutta occhiali e orecchie, ma con un sorriso dolce e gentile: quando ci eravamo da poco trasferite, è venuta a bussare alla mia porta per regalarmi un campioncino di un profumo che porta il mio nome :)

Ma il mio preferito è senza dubbio Gabriel: non so la sua età, di preciso, ma anche lui è bello vispo: ci teneva sott'occhio, a me e alle mie coinquiline, da quando siamo arrivate. È il nostro dirimpettaio, la sua finestra dà sul nostro soggiorno e a volte l'abbiamo sorpreso a spiarci (ma nemmeno tanto occultamente). È stato il primo a imparare i nostri nomi ed è sempre il primo a vedermi e salutarmi.

Adoro quel bambino, è capace di strapparmi sempre un sorriso, anche se "tiene pinta de malote", dà proprio l'impressione di essere un discolo :)

E poi ci sono gli altri bambini, quelli de El Agustino, per esempio.

Quei bambini che ti chiamano con un "hey, gringa!", che ti chiedono libri da colorare da regalare ai loro innumerevoli cuginetti e cuginette (spesso inventati), che a volte cercano di rubarsi i pennarelli, ...

Alcuni ti accolgono con diffidenza, lanciandoti occhiatacce. C'è stato un bambino, un soldo di cacio che avrà avuto 3 o 4 anni, che ha iniziato a gridarmi contro arrabbiatissimo perché cercavo di aiutarlo a trasportare il triciclo della sorella, mentre lui deve aver pensato che cercavo di rubarglielo. Ho dovuto spiegargli varie volte che non glielo avrei portato via, alla fine gliel'ho dovuto dire in maniera dura e solo allora si è convinto e si è lasciato aiutare.

Altri, invece, ti corrono incontro sbracciandosi per avere la tua totale attenzione e ti iniziano a raccontare, sempre col sorriso sdentato stampato in faccia, che quando il papà torna a casa ubriaco, la mamma dorme con loro, per sicurezza; che "Señorita, señorita, lo zio della mia amica la toccava, lei lo ha detto alla mamma, lo hanno denunciato alla polizia, ma i poliziotti non hanno fatto niente: perché?".

E cosa gli rispondi? Cosa fai quando vedi che lo domandano alla maestra e la maestra li ignora, come le avessero chiesto l'ora e va avanti con la sua sessione di formazione contro l'abuso sessuale infantile, ripetuta a pappardella?

Per fortuna non tutte le maestre sono così, per fortuna ci sono molte persone che lavorano tanto e bene, che prendono a cuore il loro ruolo di docente o di formatore.

E per fortuna ci sono anche i momenti divertenti, come quando i bambini e le bambine, durante i corsi di formazione, devono mettere in relazione i nomi con le rispettive parti intime del corpo. Mi fanno spaccare quando arrivano alla parola "vulva": mi guardano impanicati e iniziano a indicare parti del corpo a caso, sperando di indovinare, ma non ci prendono quasi mai :D

Chi mi conosce lo sa, non sono un'amante dei bambini a priori, ma alcuni di quelli che ho conosciuto qui, mi hanno conquistato il cuore. Certi sono dei piccoli adulti, loro malgrado, e questo mi ha fatto un pena, in certi casi un po' paura...

Io non so quale bambino questa sera
aprirà ferite e immagini
aprirà
le porte chiuse e una frontiera
in questa terra di uomini.

16 settembre 2008

E-mail che fanno male


Apprendo questa notizia dal blog di Simone e la posto per intero qui sotto.
Informate più gente possibile di questa vergogna. Fatti del genere NON DEVONO accadere! Basta con le umiliazioni gratuite, basta con questo disamore e questa incomprensione generali! Siamo stufi! O perlomeno, IO SONO STUFA!

Alla CA. Gentile Direzione Carrefour di Assago

Mi chiamo Barbara  e sono la mamma orgogliosa di un bambino autistico di quattro anni.

Nel Vostro sito, leggo della Vostra missione e soprattutto del Vostro impegno nel sociale.
La nostra capacità di integrarci con il territorio in cui siamo presenti, di comunicare con le istituzioni locali e di sostenere progetti sociali e associazioni umanitarie si riscontra attraverso azioni concrete:

• Finanziamento della ricerca contro alcune malattie del XXI secolo
• Sostegno alla giornata nazionale indetta dal Banco   Alimentare per la raccolta di generi alimentari
• Sostegno di iniziative umanitarie di vario tipo”


Lasciatemi dire che oggi nel punto vendita di Assago avete sfiorato la discriminazione punibile per legge.

Era previsto un evento che mio figlio aspettava con ansia: il tour delle auto a grandezza reale del film Cars.

Vestito di tutto punto con la sua maglietta di Cars, comprata DA VOI, oggi l’ho portato, emozionatissimo, ad Assago. Vista la posizione di Saetta, ci siamo avvicinati per fare una foto. Click, click, click, bimbo sorridente a lato della macchina. Avevate previsto un fotografo, sui sessant’anni, sembrava un rassicurante nonno con una digitale da 2000 euro, collegata a un pc dove un quarantacinquenne calvo digitalizzava un volantino carinissimo con le foto dei bimbi di fronte a Saetta, stampate all’interno della griglia di un finto giornale d’auto. Una copertina, insomma, che i bimbi chiedevano a gran voce e avrebbero poi incorniciato in una delle costose cornici in vendita nel Vostro reparto bricolage. Chiaramente, il mio biondino, che purtroppo per la sua malattia non parla (ancora), mi ha fatto capire a gesti che gli sarebbe piaciuto. Per quale ragione non farlo? Semplice, lo avrei capito dopo poco.

Attendo il turno di mio figlio, con estrema pazienza, e senza disturbare nessuno. Ci saranno stati una ventina di bambini, non di più. Non cento, una ventina.

Arriva il turno del mio piccolo, e non appena varca la transenna, resta il tempo di ben DUE SECONDI girato verso il suo idolo a grandezza naturale, invece di fissare l’obiettivo del fotografo. Mi abbasso, senza dar fastidio alcuno, scivolo sotto la corda e da davanti, chiedo a mio figlio di girarsi. Il fotografo comincia ad urlare “Muoviti! Non siamo mica tutti qui ad aspettare te” Mio figlio si gira, ma non abbastanza secondo il “professionista”. Gli chiedo “Per favore, anche se non è proprio dritto, gli faccia lo stesso la foto…” “Ma io non ho mica tempo da perdere sa? Lo porti via! Vattene! Avanti un altro, vattene!” Un bambino a lato urla “Oh, mi sa che quello è scemo” e il vostro Omino del Computer, ridendo “Eh, si! Vattene biondino, non puoi star qui a vita!” Mio figlio, che non è SCEMO, non parla ma capisce tutto, sentendosi urlare dal fotografo, da quello che digitalizzava le immagini e dalla claque che questi due individui hanno sollevato ed aizzato, si mette a piangere, deriso ancora dal fotografo che lo fa scendere dal piedistallo di fortuna che avete improvvisato davanti alla macchina, facendolo pure inciampare. A nulla valgono le imbarazzate scuse della guardia giurata,che poco prima aveva tranquillamente familiarizzato con mio figlio. L’umiliazione che è stata data dai Vostri incaricati, che avrebbero dovuto lavorare con i bambini, a un piccolo di quattro anni che ha la sfortuna di avere una sindrome che poco gli fa avere contatto visivo con il resto del mondo e non lo fa parlare, è stata una cosa lacerante. In lacrime, con il torace scosso dai singhiozzi, umiliato, deriso, leso nella propria dignità di bambino non neurotipico. Una signorina, con la Vostra tshirt, mi si è avvicinata per chiedermi cosa fosse successo. Alla mia spiegazione, dopo averle detto che il piccolo aveva una sindrome autistica, mi ha detto “Ma se non è normale non lo deve portare in mezzo alla gente“.

Son stata talmente male da non riuscire a reagire, ho dovuto uscire all’aria aperta, con il bambino piangente, per prendere fiato dopo tanta umiliazione.

Ho pianto. Dal dolore.

Questo è l’articolo 2 comma 4 della legge 67 del 1 Marzo 2006, a tutela dei soggetti portatori di handicap:
-Sono, altresì, considerati come discriminazioni le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi connessi alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di una persona con disabilità, ovvero creano un clima di intimidazione, di umiliazione e di ostilità nei suoi confronti.

Vorrei sapere come intendete agire, se con una scrollata di spalle come i Vostri dipendenti, di fronte a un trauma che avete fatto subire ad un bambino che già dalla vita è messo ogni giorno a dura prova.

Manderò questa mail in copia alla segreteria dell’onorevole Carfagna, e alla redazione di Striscia la Notizia, oltre a pubblicarla sul mio sito personale.

Tacere non ha senso, e ancora minor senso hanno le umiliazione che io e mio figlio abbiamo subito oggi.

Firma.

(Black Cat)

05 novembre 2007

Mostra Mercato del Libro Interculturale


Da oggi 5 novembre 2007 si apre la "Mostra Mercato del Libro Interculturale per Bambini e Ragazzi", allestita presso il Centro di Documentazione, in via Masaccio 6/A.

La mattina le visite sono su prenotazione e riservate alle scolaresche, per le quali è previsto anche un percorso d'animazione; la mostra è invece aperta al pubblico tutti i pomeriggi con orario 15:00-18:30 dal lunedì al venerdì e 10:00-13:00/15:00-19:00 il sabato e la domenica.

Inoltre sono previsti degli incontri con gli autori.

La mostra si concluderà il 25 novembre prossimo.

Qui potrete trovare maggiori informazioni sull'evento e qua sotto il programma scaricabile: