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12 dicembre 2014

Immigrazione: rispondere con dati attendibili, non con facili slogan.



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Ieri, presso la Casa delle Culture di Arezzo, è stato presentato il Dossier Statistico Immigrazione 2014. Avevo timore che, come spesso accade in questi frangenti, sarebbe stato uno di quegli incontri onanistici per specialisti del settore, ma gli interventi di un signore del pubblico hanno rapidamente dissolto le mie preoccupazioni.

Inizialmente è intervenuto in maniera polemica alla fine del Consiglio territoriale per l’Immigrazione di Arezzo, dimostrandosi preoccupato per la situazione dei minori non accompagnati, o meglio, preoccupato dell'impatto che questo fenomeno ha sulle tasche dei cittadini italiani: in un primo momento si è teso ad ignorarlo (anche perché forse non ha molto senso intervenire alla fine di un dibattito al quale non si è partecipato).

In seguito, mentre Franco Pittau, coordinatore del Dossier, stava spiegando come sia semplicemente impossibile realizzare quello a cui ci esortano i facili slogan come per esempio "mandiamoli tutti a casa", citando dati, cifre e leggi del diritto internazionale, lo ha interrotto con un veemente "Con i soldi di chi?".

A quel punto le persone in sala, che già si erano trattenute al primo intervento, non hanno più resistito ed hanno cominciato a intervenire, ingiungendogli di lasciar continuare il relatore, di ascoltarlo fino alla fine e di leggersi gli ultimi rapporti e le ultime indagini del settore.

Ovviamente ho trovato del tutto fuori luogo il modo di porsi del signore, ma mi ha altrettanto infastidito la reazione degli addetti al settore, che subito hanno preso parola per zittirlo con una certa protervia.

Credo sia un grosso errore escludere dal dibattito persone che hanno convinzioni stereotipate, superficiali, a volte sbagliate come queste, o che semplicemente hanno opinioni differenti dalle nostre, squalificandole, privandole e privandoci della possibilità di un confronto. Come dice giustamente Pittau, gli esperti del settore devono essere anche comunicatori e trovare il modo di comunicare la situazione reale neutralizzando le mistificazioni attraverso i dati: che senso ha perciò rivolgersi ad un pubblico già sensibile al tema dell'immigrazione? È proprio con persone come il signore del pubblico che devono parlare, perché il suo modo di pensare rispecchia quello di molti altri. Non ha senso liquidarli con un "leggetevi gli ultimi studi di settore": loro non hanno motivo di farlo, mentre chi si occupa di immigrazione ne ha tutto l'interesse e le capacità, per poi restituirlo agli altri spiegando, approfondendo, sfatando miti, sensibilizzando.

Ecco perché ho così apprezzato la reazione composta di Pittau, che signorilmente ha lasciato che si calmassero tutti per poi rispondere punto per punto al giornalista, con tranquillità ed educazione, argomentando con i dati e senza tralasciare il rimando alla coscienza umana, spronando gli astanti a resistere alla tentazione di lasciarsi andare alla disumanizzazione (tentazione che diventa più forte in questi tempi di crisi). 

La presentazione è stata davvero interessante, grazie a Franco Pittau che, insieme alle cifre, non ha dimenticato la dimensione umana e che ha saputo trasformare un focolaio di conflitto in un'occasione di confronto.

Ci vorrebbero più professori e più esperti di immigrazione come lui: sono certa che allora il cambiamento inizierebbe davvero.


P.S. Se siete interessati a cominciare con un'infarinatura sul tema migrazioni, cominciate da qui.


22 aprile 2013

Le memorie




A proposito di memoria e Linguaggi della Memoria, mi è tornato in mente questo stralcio dell'Antologia di Spoon River recitato nel cimitero di Arezzo in occasione del Giorno dei Morti di qualche anno fa. L'evento, organizzato dall'Associazione Archetipo, fu davvero bello: i cimiteri, per una volta, non furono solo luogo di lutto e lacrime, ma anche d'arte e memoria.

Tutto è dimenticato, tranne che da noi, le memorie,
che siamo dimenticate dal mondo.
Tutto è cambiato, tranne il fiume e la collina—
anche loro sono cambiati.
Soltanto il sole ardente e le stelle quiete sono le stesse.
E noi—noi, le memorie, restiamo qui sgomente,
gli occhi chiusi per la stanchezza del pianto—
in una stanchezza infinita!

(Edgar Lee Masters, Edith Conant - Antologia di Spoon River)

02 settembre 2011

Arezzo - Laurea honoris causa in Promozione Turistica alle Miss di Montecatini

Ieri sera, data l'alta concentrazione di gente nel centro di Arezzo, chiedo a mia madre cosa stia succedendo e mi viene spiegato che le miss di Montecatini erano ospiti della città, segnatamente dei quartieri.

Il sindaco ha dichiarato che questa era "Una bella occasione per promuovere la rievocazione storica e valorizzare la nostra città".

Conseguentemente, ho scritto una serie di messaggi su Twitter per esternare in rete quello che penso della "bella occasione":



Sono seguite un paio di risposte che più o meno mi aspettavo: nel clima culturale italiano degli ultimi 20 anni, si è sentito sempre più spesso affermare che la "bellezza non è una colpa": e ci mancherebbe! Quello che mi infastidisce profondamente, sia come donna che come mammifero pensante, è che sia considerata un merito o che in questo paese altamente meritocratico venga usata per spianarsi la strada lavorativa. Ma si sa, se qualcunA fa notare queste incongruenze o è una rosicona o un'acida femminista zitella; non è mica una persona indignata che si rifiuta di stare ai giochini preconfezionati dove le donne devono sculettare e gli uomini essere degli animali che non se lo sanno tenere nei pantaloni (ma non è un'offesa anche per voi??). Ah, ma dimentico sempre: questa è solo la gloriosa "liberazione sessuale" (infatti siamo così liberi che sei un ipocrita se osi rifiutarti di sostenere la mercificazione dei corpi, maschili e femminili, o se affermi che tale mercificazione dovrebbe finire e che dovremmo definire in maniera "altra" ciò che significa essere liberi).

La "colpa" non è delle miss, che potenzialmente possono essere bravissime ragazze. Quello che m'indigna è tutto il teatrino che si mette in scena e che io ho definito per l'appunto "pollaio": non solo riferendomi alle "gallinelle", ma anche ai "galletti" e alle scene pietose da cagnolini sbavanti di fronte alle gnocche in "short e maglietta bianca a maniche corte" (devo sorvolare la pietosa scelta di parole usate per descrivere la giornata - articolo scritto per altro da una donna - ?), che per l'appunto sono considerate come graziosi ornamenti, e non per il loro cervello potenzialmente intelligente. Non è più ipocrita chi mi dice che non ho il diritto di giudicare delle ragazze che non conosco, ma si fa andare bene che siano invitate solo per una questione estetica che dovrebbe servire da pubblicità per la mia città?

Se si parla di pubblicità, perché bisogna scadere sempre in ambito "bellezza" e quindi apparenza, invece di andare sulla sostanza? QUESTO è quello che contesto.

Chi s'intende di comunicazione, lo ammetterà: puntare sulla bellezza è il modo più facile per vendere, ma non l'unico e secondo me nemmeno il più valido. Non sono più disposta ad accettare la scusa del "non importa come se ne parla, purché se ne parli": COME se ne parla conta eccome! Specialmente se vogliamo cambiare questa mentalità degradante per uomini e donne che ci accompagna da anni e che ha marchiato il nostro paese come non fosse altro che un circo di nani e ballerine, togliendoci ogni credibilità.

Per inciso, da aretina, ho un altro consiglio per incentivare il turismo: cominciare a tenere bar e negozi aperti. Non so se la colpa è del Comune che non dà i permessi o dei commercianti che non vogliono tenere aperto, fatto sta che ad agosto, di domenica pomeriggio, con la città piena di turisti (praticamente gli unici che riuscivano a girare per la città con il caldo che faceva) - turisti venuti per vedere Piero della Francesca, Il Della Robbia, Giorgio Vasari (ma guarda! Allora abbiamo qualcos'altro che fa pubblicità alla città!) - sono dovuta arrivare fino a Piazza Grande (parte alta della città) per trovare un bar aperto e farmi fare un caffè, perché per il Corso era TUTTO chiuso. Per non parlare della volta che durante il Play, a mezzanotte, un ragazzo di fuori ferma me e una mia amica in centro per chiedere dove poteva trovare un bar aperto nei paraggi e noi siamo state costrette a ridergli in faccia, perché a luglio, a mezzanotte, non c'era posto dove potesse andare a comprarsi un tè freddo.

Ho molti amici di altre regioni di Italia e amici stranieri che hanno fatto l'erasmus ad Arezzo e tutti mi hanno sempre detto la stessa cosa: "bella come città, ma non c'è niente, è sempre tutto chiuso, è morta". Se vogliamo fare una buona ed efficace pubblicità ad Arezzo e alla Giostra, cominciamo da queste critiche e miglioriamo in maniera durevole, non usiamo specchietti per le allodole.

Per concludere, mi permetto di lanciare una domanda nell'etere, perché ho una curiosità che non sono riuscita a soddisfare, non trovando fonti e dati che lo dicano: chi l'ha pagata quest'ospitata delle miss? Sponsor, Comune, quartieri, ...? Perché, a seconda della risposta, altre considerazioni potrebbero essere fatte.


27 maggio 2008

Conferenza su Martin Luther King


Ieri ho avuto il piacere di assistere alla conferenza "Diritti civili e pace nel pensiero e nell’opera di Martin Luther King a quarant’anni dalla morte" tenuta dalla professoressa Donatella Stocchi Perucchio, insegnante di letteratura italiana all'Università di Rochester.

L'ho trovata una persona molto competente e preparata, anche se, come lei stessa ha ammesso, si è interessata alla figura di Martin Luther King non da esperta, ma spinta da interesse e passione personali.

Affascinante è stata la contestualizzazione della figura di King nel Battismo, dal quale gli deriva il forte simbolismo profetico e anche parte di quel carisma e di quell'oratoria che l'hanno reso così incisivo.

Indimenticabili le parole del suo ultimo discorso pubblico, conosciuto col nome di "Sono stato sulla cima della montagna", tenuto a Memphis il giorno prima di essere ucciso:

"...Poi sono arrivato a Memphis. E alcuni hanno cominciato a riferire le minacce, o a parlare delle minacce che erano state fatte là fuori, o a dire quel che mi sarebbe potuto accadere per mano di qualche nostro fratello bianco malato. Ebbene, non so cosa accadrà d’ora in poi; ci aspettano giornate difficili. Ma davvero, per me non ha importanza ora, perché sono stato sulla cima della montagna. E non mi importa. Come chiunque, mi piacerebbe vivere a lungo: la longevità ha i suo lati positivi. Ma non mi preoccupo di questo adesso. Voglio solo fare la volontà di Dio. E Lui mi ha concesso di salire sulla montagna, fino alla vetta. Ho guardato al di là e ho visto la terra promessa. Forse non ci arriverò insieme a voi. Ma stasera voglio che sappiate che noi, come popolo, arriveremo alla terra promessa. Sono così felice stasera; non ho paura di nulla; non temo nessun uomo. I miei occhi hanno visto la gloria della venuta del Signore".


Tutti conosciamo il King paladino dei diritti civili e dell'uguaglianza, ma in genere, come ha sottolineato la professoressa Stocchi, si tendono a tralasciare alcuni aspetti di questa grande personalità che sono stati altrettanto importanti (se non di più) e ciò accade specialmente negli Stati Uniti, dove, probabilmente, alcuni dei temi che il "secondo King" ha affrontato risultano ancora oggi troppo scomodi: sto parlando della questione economica e della forte presa di posizione contro la Guerra in Vietnam (e contro le guerre in generale).

E' proprio qui che ritroviamo elementi di grandissima attualità, che possiamo contestualizzare tanto nell'America, che nell'Italia di oggi. E non solo: King è stato un vero profeta, tanto da guardare ancora più lontano, tanto da avere la visione di alcuni effetti dei processi che oggi chiamiamo globalizzazione e che già allora erano in atto.

Alla fine dell'incontro, infatti, c'è stato un dibattito molto animato proprio sulla condizione attuale dell'Italia, degli Stati Uniti e, più in generale, del mondo e su come i valori predicati dal pastore battista siano ancora attuali, su come sia possibile dare loro nuova vita oggi, pur non disponendo di personaggi della sua levatura morale, col suo carisma.

Anche se la frase di Martin Luther King più ricordata dai presenti durante il dibattito è stata "[...] un giorno riusciremo ad estrarre dalla montagna della disperazione una pietra di speranza...", io vorrei chiudere questo post con un'altra, che è in assoluto la mia preferita:


Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti.





Parla!
La verità è là non devi negarla
Parla!
Chi tappa la falla non resta a galla
Parla!
Dalla tua bocca libera la favella
come un farfalla
che si libra dalla calla
Parla!
I mutismi sono inascoltabili
Parla!
I timori hanno timoni deboli
Parla!
Urla termini interminabili
Parla!
Perché il silenzio è dei colpevoli.


(Caparezza, Il silenzio dei colpevoli)



Siti interessanti su Martin Luther King:
http://www.martinlutherking.ucebi.it/
http://www.ildialogo.org/mlking/index.htm
http://www.thekingcenter.org/
http://www.martinlutherking.org/

05 settembre 2007

Dopo la semina, sarà finalmente tempo di raccolto?


Ieri l'altro sono stata con Ilario a Roma per discutere del progetto che abbiamo in mente col prof. Epifani.

Il progetto, di cui, per scaramanzia, non parlerò fino a lavori avviati ("non dire gatto se non l'hai nel sacco"), dovrebbe andare in porto per fine settembre, anche se ci rimane da superare uno scoglio di tipo legale.

L'unico indizio che posso dare, è che il progetto riguarda i blog.

Tenetevi sintonizzati, ne stanno per succedere delle belle ^__^ (mi auguro).