23 giugno 2014

La consapevolezza di sé rende liberi


Si stava provando un golf di un improbabile doppio colore lilla-turchese che la faceva sembrare un fagotto informe. I grandi occhiali da vista con la montatura spessa le nascondevano metà del viso, ma non riuscivano a distogliere l'attenzione da quella brutta bocca dai denti storti e macchiati di caffè e tabacco.

Lui commentò malignamente e con una punta di (per me immotivato) risentimento:
"Certo che è proprio l'antisesso!".
Mi girai a guardarlo indignata, zittendolo con un inaspettato: "Ma taci, che un pensiero ce l'hai fatto anche te!". Ed effettivamente, mi ha guardato con aria truce ed è ammutolito.

Però sì, era piuttosto bruttina e nemmeno particolarmente simpatica.
Eppure.

Eppure era magnetica. Aveva un potere d'attrazione che lasciava pochi indifferenti. La guardavi e provavi un senso di repulsione per qualcosa d'indefinito nel suo modo di guardarti, in quel suo brutto sorriso, ma non potevi smettere di guardarla.

Per molto tempo l'ho studiata tentando di individuare cosa fosse quel qualcosa che la rendeva così insopportabilmente attraente ai miei occhi e agli occhi dei molti che ci provavano. Poi d'improvviso, in quel giardino, mentre la osservavo provarsi quel poncho informe, ho capito: lei era una consapevole di sé, si sentiva bene con se stessa, bene nella sua pelle e questo traspariva dal suo modo di porsi, da ogni suo gesto. La sua forza la illuminava di quella luce sicura che ci attraeva come falene.

Allora ho desiderato intensamente imparare il suo segreto, non per piacere, ma per poter provare quel senso di libertà inebriante che si deve sentire nel lasciarsi invadere dalla consapevolezza di sé e del proprio potere. Allora ho realizzato davvero che darsi il permesso di essere chi siamo (amarsi, in definitiva) rende liberi.


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