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20 gennaio 2012

Sospeso il Servizio Civile per il 2012

E nel frattempo noi volontari cosa dovremmo fare? Mettere in standby le nostre vite? Dobbiamo rimanere così, senza sapere se dover cercare lavoro, aspettare o appellarci alla Divina Provvidenza? Per fare il Servizio Civile, io come tanti altri, ho dovuto scartare altri progetti: e adesso cosa dovremmo fare? Anche noi ricorso per danni?

Io credo che un ragazzo che vive qui da 15 anni come Syed Shahzad Tanwir, abbia tutto il diritto di fare domanda per il Servizio Civile, ma credo altresì che sia ingiusto ed illegale impedire di partire ai volontari che, rispettando le norme vigenti, sono stati regolarmente selezionati: non sono lesi così anche i nostri, di diritti? Quelli miei e degli altri 18.000 volontari messi in pausa? Il problema vero, per come la vedo io, non è la legge che regola il Servizio Civile, ma quella che non concede la cittadinanza italiana a una persona che vive in Italia da quindici anni, perciò che cambino quella e la applichino dal prossimo bando!

Per quanti altri altri concorsi è richiesta la nazionalità italiana? Significa che tutti sono regolati da leggi discriminatorie? Sono stati invalidati, questi altri concorsi? E se il ragazzo avesse voluto fare il militare? Tra i requisiti per arruolarsi, leggo "cittadinanza italiana" al primo posto: quindi se il ragazzo avesse voluto fare il militare, invece del Servizio Civile, che avrebbero fatto? Avrebbero bloccato tutti gli arruolamenti nell'esercito per il 2012?

Mmm... Considerando i noti problemi di denaro da destinarsi al SC, ho come la sensazione che semplicemente si approfitti del caso Tanwir per non farci partire (e quindi per risparmiare). Ma probabilmente sono solo una malpensante.

Personalmente (come sicuramente molti altri ragazzi e ragazze) ho speso soldi per spedizione dei moduli, vaccini, passaporto, biglietti e alloggio durante i giorni di selezione, ecc... senza contare le opportunità di lavoro rifiutate: come si calcola questa perdita in denaro? Inoltre, partire con il Servizio Civile per l'America Latina, era un sogno che avevo da anni ed è l'ennesimo che s'infrange contro le anguste, claustrofobiche pareti del mio paese, quella nazione della quale vorrei davvero essere orgogliosa, con ogni fibra del mio essere, e della quale vorrei poter dare un'immagine positiva, in alternativa a quella pessima che ne hanno all'estero. Perciò, al danno economico, si aggiunge quello morale, che è ancora più difficile da stimare quantitativamente.

Non parliamo poi dei danni alle organizzazioni che gestiscono i progetti, che vanno dalla sottrazione della forza-lavoro rappresentata dai volontari, alla perdita di denaro (molte associazioni hanno già contrattato formatori, affittato spazi e alloggi per le formazioni, comprato biglietti aerei e affittato case per chi parte per l'estero, ecc...). E non trascuriamo nemmeno i beneficiari dei progetti: anche per loro ci saranno disagi derivati dalla mancanza di quella parte di società che ogni giorno aiuta il welfare a non collassare.

Questo è uno dei fulgidi esempi di come l'Italia "investe sui giovani"? "Investe" nel senso che gli si passa sopra con un'asfaltatrice un paio di volte e in retromarcia, forse! Poi si chiedono perché emigriamo all'estero...

Per adesso, aspetterò gli sviluppi, ma se non si trova una soluzione che ci permetta di partire quest'anno e in tempi ragionevoli, non ho intenzione di rimanere con le mani in mano. Anzi, se qualcuno conosce organizzazioni alle quali possa appellarmi per far valere i miei diritti di volontaria alla quale è illegalmente impedito di prendere servizio, o se anche voi siete volontari/e messi/e in pausa, lasciatemi un commento sotto questo post.

Ci stanno asfissiando togliendoci qualsiasi possibilità di futuro, di progetto, di impegno: non permettiamoglielo anche questa volta.

31 dicembre 2008

Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?

Pubblico una lettera che mi ha particolarmente turbato (nel senso che mi ha fatto e mi sta facendo tutt'ora riflettere su di una serie di cose), ricevuta tramite la mailing-list dello SCI.

Ramallah, 27 dicembre 2008.

E Leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua.
Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? I bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano?
Chi muore perché manca l'elettricità in sala operatoria muore di guerra o di pace?
Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si chiama, quando manca tutto il resto?

E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa.
La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili - e d'altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all'angolo della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? - se nei documenti ufficiali siamo marchiati come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele?

Se l'obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas. Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l'esercizio della democrazia - ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa.
Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto quello che a questa ferocia indistinta non restituisce gratuito un odio uguale e contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidità di ragionare il coraggio di disertare - non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili stretta tra la complicità di Fatah e la miopia di Hamas. Stava per assassinarmi per autodifesa, ho dovuto assassinarlo per autodifesa - la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.
E leggerò sui vostri giornali, domani, che è impossibile qualsiasi processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui parlare. E effettivamente - e ma come potrebbero mai averlo, trincerati dietro otto metri di cemento di Muro? E soprattutto - perché mai dovrebbero averlo, se la Road Map è solo l'ennesima arma di distrazione di massa per l'opinione pubblica internazionale? Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non intraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti, come - testuale - gli attacchi contro i civili. Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, è un crimine di guerra non una questione di cortesia.
E se Annapolis è un processo di pace, mentre l'unica mappa che procede sono qui intanto le terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti allargati - perché allora non è processo di pace la proposta saudita? La fine dell'occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di reazione?
Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall'altro lato del Muro?
Ma sto qui a raccontarvi vento. Perché leggerò solo un rigo domani, sui vostri giornali e solo domani, poi leggerò solo, ancora, l'indifferenza.
Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine, verso centinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a vita - solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento. Europei, americani e anche gli arabi - perché dove è finita la sovranità egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? - siamo semplicemente soli. Sfilate qui, delegazione dopo delegazione - e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell'aria, come sugheri sull'acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo dignità libertà, frontiere aperte, non chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa potete fare per noi. Una scuola?, una clinica forse?
delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia - sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete - e neutrali ogni volta, e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori - no, sarebbe antisemita.
Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele passo a passo per sessant'anni, fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati?
Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesi la sua schiuma della terra, è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la violenza, sull'ultima razza soggetta al colonialismo britannico, che sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non è antisemitismo, ma l'esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altro Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e la miopia della destra.

So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali. Ma nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama solo apartheid - e genocidio. Perché non importa che le politiche israeliane, tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che l'ennesimo collateralismo, qui, che asseconda e moltiplica la forza dei vincitori.
La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio, il suono di queste esplosioni.
Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro. Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?

Lettera di Mustafa Barghouthi
(trad. Francesca Borri)

La lettera è presente anche ai seguenti link:
http://it.peacereporter.net/articolo/13403/La+vostra+indifferenza 
http://www.peacelink.it/editoriale/a/28173.html