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25 febbraio 2012

La polvere di Chincha

La polvere non dev'essere il tratto distintivo solo del Messico, come ha scritto Pino, ma di un po' tutta l'America Latina.

Polvere, caldo, sudore e un sole abbacinante, che colpisce gli occhi come una scudisciata.

Oggi ho viaggiato fino a Chincha con Cristiana (una collega italiana di ASPEm Perú) , dove siamo passate per municipalidades, alcaldias e uffici vari insieme a Fernando (altro collega, ma limeño), parlando con esponenti della burocrazia chinchana, ma, soprattutto, attraversando la provincia a bordo di mototaxi e taxi compartidos, sui quali sfrecciavamo rapidi facendo entrare dai finestrini l'odore buono della terra, delle erbe secche e della salsedine, che ci ha impastato i capelli.

Questa zona ha subito forti danni a causa del sisma del 2007, che ha danneggiato gravemente soprattutto Tambo de Mora.

Chincha, mi ha dato finalmente l'impressione di essere davvero in America Latina: strade polverose, costeggiate da terra arida e campi di mais, terra bruciata, casette in pietra basse e colorate e, sullo fondo, il mare.

Nel nostro peregrinare, siamo passati dalla casa della signora Melchorita, che si occupa del rinfresco per la presentazione della memoria redatta a conclusione del progetto "Chincha segura y habitable".

Dopo le chiacchiere di rito, ci ha offerto una specie di ghiacciolo fatto in casa (che mi dicono si chiami "marciano" o "chupete") di una bontà incredibile: è una specie di frullato di frutta congelato in sacchettini alimentari pronti all'uso.

Mi è sembrato doveroso farmi dare la ricetta, che metterò in pratica non appena avrò un frigo e un frullatore :)

Al ritorno, ho provato anche l'esperienza dell'autobus che fa tutte le fermate (e quando dico tutte, voglio proprio intendere TUTTE), fermandosi anche in luoghi sperduti in mezzo a lande desolate.

La giornata è finita così, su un autobus chiassoso, lento e senza pace, ma con un paesaggio lunare di dune color metallo da una parte, che poco a poco si sono bagnate del rosa e dell'arancio del tramonto, e dall'altra l'oceano.

Poco a poco, quell'America Latina che è cresciuta sotto le mie palpebre, si lascia intravedere.