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15 luglio 2011

Tutta colpa di Eva. Ancora.

Che il Fatto Quotidiano continui a pagare e a dare visibilità a un uomo (nel senso di essere umano) che scrive cose come questa*, lo trovo alquanto imbarazzante. E che si nascondano dietro il paravento della "pluralità" e della "libertà di parola", triste.

Allora dai, pubblicate anche il mio ex compagno di scuola che andava al giro con il santino di Hitler nel portafoglio e il Giorno della Memoria veniva a scuola vestito da SS: anche lui sosteneva che le sue andavano rispettate in quanto "legittime opnioni".

Il fatto che quest'uomo scriva sul Fatto Quotidiano, dal mio punto di vista toglie credibilità al giornale stesso. E toglie anche la mia quota associativa, visto che mai mi abbonerò a un quotidiano che permette a misogini o a razzisti di scrivervi.


* Tra l'altro, prego chiunque d'illuminarmi: ma che razza di articolo sarebbe? Cosa vuole significare a livello contenutistico e giornalistico? Spiegatemi, perché, sarà che sono femmina e perciò un po' lenta, ma non vedo il senso delle due puttanate messe in fila da questo finto intellettuale radical-chic.

05 aprile 2010

Di male in peggio


Dopo questo capolavoro, il signor Fini rincara la dose:

VIVA LE DONNE
di Massimo Fini

Ho scritto che le donne “sono una razza nemica”. Non mi sono mai sognato di dire che siano inferiori a chicchessia. Se la lettrice Cristina Di Bortolo avesse letto il mio articolo con “un minimo di cervello” avrebbe capito che, al contrario, considero la donna, meglio: la femmina, molto più vitale del maschio. È lei, che procrea, la protagonista del gran gioco della vita (quello reale, non quello virtuale) mentre il maschio è un fuoco malinconico e transeunte animato da un oscuro istinto di morte (“La donna è orgiastica, baccante, dionisiaca, caotica, per lei nessuna regola, nessun principio può valere più di un istinto vitale”). La donna è la vita, l’uomo è la legge, la regola, il rigore, la morte (il contrasto tra Antigone e Creonte in Sofocle). Non a caso nella tradizione kabbalistica, e peraltro anche in Platone, quando l’Essere primigenio, dopo la caduta, si scinde in due la Donna viene definita “la Vita” o “la Vivente” mentre l’Uomo è colui che “è escluso dall’Albero della Vita”. È per riempire questo vuoto, per sopperire a questa impotenza procreativa (“l’invidia del pene” è una sciocchezza freudiana), che l’uomo si è inventato di tutto, la letteratura, la filosofia, la scienza, il diritto, il gioco regolato e il gioco di tutti i giochi, la guerra, che però oggi ha perso quasi tutto il suo fascino perché affidata alle macchine e anche perché in campo han voluto entrare pure le stronzette che pretendono di fare i soldati e vogliono fare, con i loro foularini, le corrispondenti di guerra (Ma state a casa, cretine, a fare figli. L’interesse della donna per la guerra è una perversione degli istinti. La donna, che dà la vita, non ha mai amato questo gioco di morte, tipicamente maschile. Ma ormai così è: le più assatanate guerrafondaie di questi ultimi anni sono state la Albright, Emma Bonino e quella pseudodonna e pseudonera di Condoleezza Rice). Della vitalità della donna fa parte anche la sua curiosità. Che può avere conseguenze catastrofiche. Ma è mai possibile che con tutte le mele che c’erano lei sia andata a mangiare proprio quella che Domineiddio aveva proibito? (da lì sono cominciati tutti i nostri guai, porca Eva). Comunque sia è vero che da quando si sono “liberate” si sono appiattite sul maschile, diventandone una parodia, e insieme alla femminilità hanno perso anche il loro fiore più falso e più bello, il pudore, per il quale valeva la pena, appunto, di corteggiarle. Han perso la sapienza delle loro nonne alle quali bastava far intravedere la caviglia. Rivestitevi, sciocchine. All’uomo non interessa la vostra nudità, ma scartocciare, lentamente, la colorata e inquietante caramella anche se, alla fine, c’è sempre la solita, deludente, cosa. In quanto a Lisistrata, cara Truzzi, il suo sciopero del sesso fallì completamente. Perché le spose dei guerrieri continuarono a fare i consueti lavori di casa. Essere accuditi senza nemmeno avere l’obbligo di scoparle: l’Eden ritrovato. Inoltre ogni maschio bennato di fronte alla scelta fra la donna e la guerra non ha dubbi: sceglie la guerra (e persino il calcio, che ne è una metafora). La lettrice Roberta Pesole mi confonde con quei nove milioni di uomini che, dice, vanno a puttane. Posso rassicurarla, nel mio “Di(zion)ario erotico-Manuale contro la donna a favore della femmina” ho scritto “pagare una donna per fare l’amore, c’è qualcosa di più insensato? Ma come, io faccio la fatica di scoparti e ti devo pure pagare? Ma siamo diventati matti?”. Infine nella mia vita ho conosciuto molte donne intelligenti, ironiche e anche autoironiche. Ma nessuna che non fosse permalosa. Come la valanga di insulti che mi è stata rovesciata addosso dimostra.

(http://marcotravaglio.mastertopforum.net/-vp61005.html?sid=5f430778605710fa4a28d618b106ebd9#61005)

Quello che mi schifa di più, più delle ciance di questo "signore", sono i commenti a fondo pagina di certi individui, che dimostrano quanto ancora viviamo in una società troppo razzista e sessita.

Ringrazio invece quanti, uomini e donne (e non maschi e femmine), esprimono ancora le proprie opinioni in maniera educata, ponderata e critica, quanti non si lasciano tirare dentro il trito e squallido gioco del "noi contro voi" (qualunque siano i "noi" e i "voi").

Tra parentesi, ho provato davvero forte imbarazzo per Antonio Padellaro (direttore de "Il Fatto Quotidiano") leggendo le ultime righe del suo articolo del 3 aprile, nelle quali fa riferimento alle reazioni suscitate da Fini.

A proposito, se dico che Fini deve farsi curare da un bravo psichiatra perché rappresenta palesemente un caso freudiano di omosessualità repressa e odio verso le donne a causa di rapporti difficili con la madre, dite che è un'offesa o una semplice opinione?
Secondo me, se si offende, è solo perché è permaloso.

03 aprile 2010

Leggendo l'AnteFatto...

di Massimo Fini


Premessa: Provocazione o no, quest’uomo è da denuncia, per l’articolo in generale, ma soprattutto per la frase “E se, nonostante tutto, si trova in difficoltà, allora ci sono le lacrime, eterno e impareggiabile strumento di seduzione, d’inganno e di ricatto femminile. Al primo singhiozzo bisognerebbe estrarre la pistola, invece ci si arrende senza condizioni.” Grazie signor Fini per le sue sagge parole.
A tutti coloro che concordano con questo signore, segnalo anche una lettura interessante, una tra le tante che potrebbe renderli persone migliori: http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070221_00/


Trovo che continuare con questo gioco sfiancante del “noi” e “loro” adattato a qualsiasi occasione, sia inutile, senza scopo e davvero pesante.

Non esiste il “donne” contro “uomini”. Esistono gli esseri umani e nessun essere umano potrà essre mai perfettamente buono o pefettamente cattivo.

Tralasciando tutte le affermazioni contestabili del post, vorrei solo far notare che tutto ciò non ci porta da nessuna parte: non ci porta alla reciproca comprensione, all’amore, alla felicità, a nulla. Nemmeno a una riflessione critica, se questo era l’intento. Si risolve tutto ancora una volta nella solita rissa da bar all’italiana, nelle tifoserie da stadio (con tutto il rispetto per bar, tifoserie e stadi).

È così che volete vivere?
Contenti voi…