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09 febbraio 2008

Morta per autoprocurato aborto


La stanza tua piena di fiori
e due coltelli i testimoni di un rito che non ha padroni
un rito l'unico rimedio a libertà negate a volontà spezzate
in mezzo al sangue lei per terra vinceva la sua guerra
senza parlare senza accusare dei suoi tre mesi
di dolore di rancore di timore
ecco l'immagine e tutto a un tratto mi sembra assurdo
le strade son di burro si scivolava si sprofondava che si faceva noi
Dov'è il coraggio di continuare a dar la vita
tra le macerie se la gente non ci sente più
forse daranno un paradiso a donne come lei
che così han deciso e in tutta questa ditruzione
io cerco un'altra direzione ma sono già troppo lontana
quel coso brucia dentro me dentro di me dentro di me
si torce l'anima cos'è successo che cosa resta adesso
che cosa suono io le grida spaesate
le mani morsicate sue...


Gianna Nannini


Clickare il titolo per ascoltare un estratto

02 gennaio 2008

Uomini, Stato, Chiesa... Qualcun'altro?

Ebbene, vi do un comunicato ufficiale: sono stufa che sul corpo delle donne, quindi anche sul mio corpo abbiano diritto tutti tranne noi.
Il corpo è mio e ci faccio quello che voglio, giusto o sbagliato che sia e, nonostante la Chiesa ne rivendichi la divina podestà, non potrà mai averne il controllo: lo dimostrano i suicidi e lo confermano le donne che hanno abortito e che continuano ad abortire dalla notte dei tempi.

Non c'è nulla da discutere per quanto riguarda l'aborto: ha un bell'affannarsi Bondi con le sue anacronistiche mozioni.
L'aborto c'è, c'è stato e sempre ci sarà, sia questo reso legale da una legge o meno.

Che io sia pro o contro aborto, non ha la benché minima importanza, dato che non mi sono mai trovata nella condizione di dover scegliere: la cosa fondamentale è che è profondamente ingiusto ed esecrabile privare altre donne di questa libertà di scelta.

Ma non scordiamoci la sacralità della vita, per carità! Non dimentichiamoci di questa grandiosa panzana che certi politici e la Chiesa usano come scudo quando e come fa loro comodo! Sì, perché la sacralità della vita e la difesa di essa, valgono solo quando si parla di donne che decidono di abortire, ma ce se ne dimentica con facilità per i milioni di bambini di tutto il mondo che muoiono, per le donne picchiate, sfruttate, ammazzate, per gli omosessuali che non hanno diritti tranne quelli di nascondersi e tacere, per chi si spezza la schiena e non ha lo stesso i soldi per mangiare, per chi si vede negare il diritto ad essere curato, il diritto allo studio, alle pari opportunità, alla libertà d'espressione... e potrei continuare ancora per molto con quest'elenco.

La vita non ha nulla di sacro, è un'immagine ipocrita questa: la vita, fin dalla nascita, è dolore, fatica, sudiciume e uno se ne deve rendere conto il prima possibile.

Questo non significa che la vita non possa essere bella, o che sia giusto tollerare e inghiottire tutto quello che non va: significa che si deve prendere atto che la realtà è questa e poi fare di tutto per cambiarla.

Io ci credo nel diritto alla vita, credo nel diritto alle pari oportunità, credo che tante persone in tutto il mondo abbiano diritto a tante, troppe cose che non hanno: per questo mi fanno vomitare tutta l'ipocrisia e le strumentalizzazioni che vengono imbastite da chi ha degli interessi in ballo.

Sono stufa di fronzoli e orpelli e politically-correct.

Non voglio vite sacre: voglio vite dignitose.



P.S. Per chi volesse qualche nozione giuridica sull'argomento, qui può torvare il testo della legge 194.

28 dicembre 2007

Appello contro la moratoria sull'aborto


Qua sotto alcuni dei passi salienti dell'appello contro la moratoria sull'aborto che mi hanno trovato particolarmente d'accordo:

"Siamo davvero stufe che i nostri corpi e le nostre vite vengano invase da discorsi opportunistici e di bottega."

"La questione della libera scelta della maternità non deve più essere argomento su cui imbastire lotte per poltrone e potere politico."

"Utilizzare la moratoria sulla pena di morte per fare un parallelo con l’aborto è arrampicarsi sugli specchi. Infatti non c’è nesso logico tra una decisione che per legge uno Stato prende per togliere la vita di qualcuno che è nato ed ha diritti anche se ha commesso qualche grave delitto, e la decisione di una donna di far nascere, amare e crescere un figlio o di non poterlo fare per motivi che riguardano le sue singole e personalissime decisioni di vita e di coscienza."

"Il femminismo italiano, come ha ricordato Adriana Cavarero intervistata da Il Foglio, ha già ribadito che sul corpo e sulla sessualità, sulle decisioni di vita delle donne non si deve legiferare, pertanto nessun appello ad un "diritto universale" a favore di ipotetici nascituri può permettersi di andare a contrastare con il diritto di autodeterminazione (autonomia) e di libera scelta che è tra l’altro anche uno dei fondamenti della bioetica, e che spetta a ogni donna."

"Noi donne, di nuovo trattate pubblicamente come contenitore da maneggiare in talk show abbiamo ora il compito di gridare forte non solo il nostro NO a queste strumentalizzazioni."

"In questa società nella quale il diritto alla vita è sempre più messo in pericolo, e non certo per le scelte della popolazione femminile ma semmai per la cultura scellerata maschilista che ci considera proprietà del marito, del fidanzato, del padrone, dello Stato, noi donne dobbiamo rivendicare la nostra responsabile autodeterminazione."

Potete firmare all'indirizzo e-mail andremonia@genie.it