17 febbraio 2012

Lo spirito dell'America Latina

Lima è davvero una città di polvere e di rovine, una città di civiltà diroccate e decadenti.

Ma la luce obliqua, il profumo dell'Oceano, i giardini di rose e cactus, le vernici screpolate, le case colorate, i panni stesi ad asciugare sui tetti, i bambini che giocano nelle strade polverose come cani randagi, ... ne fanno una città struggente.

Almeno nel mio immaginario di questi tre giorni passati qui.

Persino la pancita de burro non m'incupisce, anzi: insieme al vento che spira leggero, mi dà l'impressione di una promessa, di un vaticinio, come se le nubi mi avvisassero che qualcosa sta per cambiare.

Fino ad ora il tema sicurezza è stato il più discusso, con i miei amici peruviani, durante le formazioni, con i compagni, con i responsabili... Sono stata sommersa di consigli antirapina, antistupro, antirelazioni false e opportunistiche, ... antilima, praticamente... Io stessa ho visto che le strade, persino in questo barrio "sicuro", di sicuro non hanno nemmeno l'apparenza.

Eppure non ho paura.
Eppure percepisco tutto come un invito ad aprirmi, a lasciarmi contaminare in un metamorfismo di contatto, un invito a fiorire, a sbocciare.

È questo lo spirito dell'America Latina di cui ho tanto letto nei miei libri? È questa sensazione di calma e benessere che m'invita ad essere distesa, abbandonata, burrosa?

Non so se è l'effetto America Latina o se è semplicemente stato di shock.

Probabilmente, una volta stabilitami a Breña, lontana dall'Oceano, da questi colori e da questi profumi, sarà tutto diverso, cambieranno le mie percezioni, cambierà il disegno, la luce, quién sabe...

Per adesso distendo le braccia, le gambe, l'anima tutta e lascio che la vita mi attraversi.
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