14 ottobre 2011

#occupiamobancaitalia e il manifestare italiano

Quando gli italiani, FINALMENTE, protestano e scendono in piazza, invece di esultare nell'appurare che allora, forse, dell'orgoglio e della voglia di cambiare le cose c'è anche in questa disgraziata nazione, che fanno gli altri, quelli che rimangono a guardare? Criticano il momento, il modo, le parole…

M'innervosisce l'atteggiamento radical chic dei molti italiani crumiri, dei giornalisti "io non ho paura di dire cose impopolari" a tutti i costi e dei così detti "intellettuali di sinistra".

In generale mi ha stufato questa spocchia con cui la gente si mette dietro a un microscopio per studiare gli altri come fossero formiche, mi hanno stufato quelli che pensano così di poter essere assolti per non voler sporcarsi le mani, come Pilato.

Si può essere d'accordo o no con i manifestanti, si può criticare un atteggiamento violento, determinati episodi, ma si dovrebbe anche fare una scelta, decidere se anche noi vogliamo cambiare qualcosa, nonostante i mille difetti che si possono trovare nel modo di farlo delle altre persone, se vogliamo stare dalla parte di quelli che agiscono o di quelli che parlano e basta.

Per lo meno chi scende in piazza si mette in gioco, chi manifesta crede ancora in qualcosa, non si aggrappa al proprio trespolo di cinismo gracchiando amenità come fanno molti italiani, come fanno molti di noi.

Come mi è capitato di dire a un amico giusto ieri sera, nonostante mi classifichi nel gruppo dei cinici (e in alcuni casi, lo ammetto, dei radical chic), non è mai stato dal cinismo che è nato il progresso, ma sempre dall'utopia.


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