15 aprile 2011

Restiamo umani


Restiamo umani.

Oggi non ci riesco, specialmente se penso di appartenere a questa specie oscena che si macchia dei più orrendi crimini ogni giorno, mossa non dall'istinto bestiale, che è molto meno perverso e malvagio di quello umano.

L'ultimo in ordine cronologico, l'uccisione di Vittorio Arrigoni.

Io non lo conoscevo, ma ormai da un anno il suo blog era tra le mie letture abituali.

Non era un amico, ma era come se lo conoscessi. Leggevo i suoi post di denuncia, rabbrividivo alla vista delle foto che documentavano in maniera cruda quello che succede nella Striscia di Gaza e condividevo dallo schermo le sue riflessioni.

Conoscevo molto più Vittorio Arrigoni di tanta gente con cui vivo gomito a gomito ogni giorno. Ed è per questo che quando ho saputo che ieri era stato rapito, sono rimasta scioccata. Per tutto il giorno ho cercato di seguire gli avvenimenti, su Twitter, su Facebook, su RaiNews24, sui quotidiani online, sulla sua pagina su Facebook e sul gruppo che ne chiedeva la liberazione immediata.

Ed è per questo che quando ne ho appreso la morte stanotte alle 2.30 ho iniziato a piangere. E non ho ancora smesso.

Mi dico che è stupido piangere per qualcuno che non si conosce, eppure sento come se mi avessero portato via un amico. Mi sento derubata, ferita, oltraggiata.

Mi sento come se mi fosse stata rubata anche solo la speranza di qualsiasi felicità, di qualsiasi giustizia.

Come si fa rimanere umani quando leggi commenti come "se l'è meritato, che c'è andato a fare a Gaza a difendere i terroristi?". No, la vera domanda è "Perché lui è morto mentre voi potete continuare le vostre inutili e parassitarie vite?".

Oggi, non riesco e NON VOGLIO restare umana, se farlo significa appartenere a quel sistema che elimina sistematicamente come tossine le uniche persone degne davvero di vivere, poiché impegnano la loro vita in qualcosa di sensato, utile e alto, qualcosa di totalmente altruistico e disinteressato. Un sistema così, non può che essere ontologicamente perverso e maligno e io mi rifiuto di farne parte.
Io voglio essere una bestia.

E già questo pensiero mi fa male, perché vorrei avere la forza di continuare a sostenere e perpetuare quello che era il pensiero di Vik,
"che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia, che è la famiglia umana".

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