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23 febbraio 2013

La parola è impotente




La parola non riuscirà mai a dare il segreto che è in noi.


Non c'è nulla che possa essere veramente detto. O forse non c'è nulla che possa essere capito davvero.

Anche se è un strumento imperfetto, credo che il tentativo di comunicare sia l'unica possibilità che abbiamo di non lasciarci marcire dentro le nostre oscure, insondabili, autoreferenziali interiorità.

Affoghiamo ogni giorno nello strano paradosso: non possiamo fare a meno di tendere all'altro, all'altrove, all'esterno, al contatto, alla contaminazione, ma al tempo stesso siamo condannati al fraintendimento reciproco, all'infrangibile ultima barriera che ci ricaccia in noi, poiché siamo il filtro di ogni realtà e, disgraziatamente, esistono tante realtà quante sono le teste.

Siamo quindi fondamentalmente, sideralmente soli.

05 febbraio 2012

Diversamente abili alla comunicazione

"Comunicare non è il mio forte, in nessun campo".
È possibile, non saper comunicare? O semplicemente chi ti sta intorno deve solo sforzarsi un po' di più di capirti? D'interpretare i tuoi segni, i tuoi silenzi, ...? Di ascoltarti e osservarti con la lente d'ingrandimento, di studiarti con il metodo deduttivo di Sherlock Holmes?

Però potrebbe anche essere che, se non comunichi, davvero non hai nulla da dire. Se osservo e analizzo i tuoi silenzi, le tue espressioni, ogni singola, rara parola, forse è solo perché voglio leggerci per forza un qualche significato di cui inconsciamente ho bisogno?

Ho molta difficoltà nel riuscire a credere che davvero qualcuno non sia capace di comunicare. Ho sempre pensato che, se mai, sono le persone che ti circondano a dover semplicemente trovare la chiave giusta, che forse non hanno ascoltato/osservato abbastanza o abbastanza bene, che a volte è solo questione di linguaggi diversi, che dovremmo imparare a interpretare.

Tradurre i silenzi, i piccoli gesti, le piccole parole. E comunicare, così, con chi si pensava incapace o inadatto a comunicare.