18 gennaio 2012

Empty room - Atto III

Ancora un'altra stanza da svuotare, la terza in tre anni e come sempre la sensazione di vuoto non riguarda solo queste quattro pareti.

Mi stupisco sempre della sproporzione tra le poche cose materiali accumulate qui nel tempo, che riesco a chiudere in un paio di valigie, e quelle innumerevoli che porto dentro, che in un anno mi hanno trasformata, ancora una volta, in una persona diversa.

La cosa più dura sono gli addii mentali con i quali, mentre impacchetti la tua roba, saluti le cose, i posti, le situazioni, le persone dalle quali sarai costretta a separarti.

È vero che le persone che ci tengono davvero a te, non smetteranno di amarti, di pensarti, di cercarti, ma mi mancheranno da morire i loro abbracci, i loro sorrisi, le loro battute. Mi mancherà un sacco essere parte attiva nelle loro vite (e viceversa) e condividere le piccole cose quotidiane...

Penso che non posso fare a meno di andarmene, che la mia natura lo esige, ma allo stesso tempo non vorrei muovere un passo, vorrei rimanere nel porto ritrovato che è per me Madrid, barricarmi nella mia stanzetta di Malasaña e continuare a condurre la vita de los gatos.

Me ne andrò, quatta quatta, sperando di non essere vista, che se poi mi obbligano a parlare, trattenere le lacrime sarà più difficile.

Ci rivedremo, Madrid?


"E quando vai, non illuderti di coltivare assenze.
Te ne vai e questo è tutto.
"
(Vinicio Capossela, Non si muore tutte le mattine)
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